02 August 2008

Notizie dalla Ladinia

Il vostro blogger in abiti tirolesi.

In viaggio verso la Croda del Becco.

Chiara e Paolo alla Croda del Becco.

Jënt dëida (in lingua ladina)

La Pli de Mareo – Al é sté na gran disgrazia, chëra che á toché la familia de Soratrú a La Pli de Mareo chësta aisciöda. La majun bela nöia dl paur Robert Willeit è vardüda jö, le spavënt psichich è sté gran y ne jará mai da desgorje dldöt.
La Uniun dai Ëi Val Badia cun so presidënt Adriano Trevisan â metü da jí na aziun de racoiüda de spënores por mostré dantadöt la solidarieté por chësta disgrazia. I reportun les parores de dilan de Robert: “En bel iolan a düć chi co á desmostré söa solidarieté y s’á daidé con parores, ponsiers, oraziuns, laurs o spënores por le cajo de medefüch dla majun. Al è bel da odëi che al é porsones co sont y partësc con nos. I ringraziun de cör le sorastant dla Uniun dai Ëi Val Badia Adriano Trevisan por söa iniziativa y por söa disponibilità da daurí en cunt bancar por cösc fat. Al è jü ete 5.650,00 euro. Dio s’al páii!”
Intratan è la majun indô gnüda fata sö y ara fej la bela parüda desco dan chë nöt de chësta aisciöda olache al i è gnü taché füch. (iaco rigo)


Gli Schützen - Richiesta d’aiuto all’Etiopia

Bolzano. Una delegazione di Schützen altoatesini si è recata dall’ambasciatore d’Etiopia in Italia. Il motivo? Chiedere sostegno per l’eliminazione dei “relitti fascisti in Alto Adige, primo fra tutti il monumento all’Alpino di Brunico”. Gli Schützen hanno ricordato all’ambasciatore “i subdoli attacchi compiuti dagli italiani durane la guerra d’Etiopia”. “Anche quest’anno organizzeremo manifestazioni di protesta”, cosí il comandante Paul Bacher. Solidarietá agli Schützen arriva da Stocher (Svp) e Klotz.

Val di Fassa – Don Alessio Pellegrin

Nella ladinia fassana è stato ordinato un giovane sacerdote di 35 anni, don Alessio Pellegrin. In chiesa assieme alle autoritá civili e religiose 4 alpini in congedo facevano bella mostra e gli onori di casa vicino al novello sacerdote.
Preghiamo per la pace, la comprensione, il rispetto e la tolleranza di tutte le genti che vivono il queste valli di montagna, le Dolomiti.


Michael Call sulla parete di roccia a Pederú.

Una bella passeggiata in carrozza con Fabian.

Nella nostra piantagione si raccolgono lamponi per fare marmellate.

Rimini cittá futura

Donatella, scatti d'autore.

Cico Ricchiuti e tutta la squadra, benefattori per i poveri dell'India.

Buon compleanno Luca D'Angelo, anche il nostro blog compie 2 anni.

Ciao Donatella, i tuoi scatti sono d’autore!
La tua bella Rimini felliniana ha un grande mare, una forte squadra di calcio, perbacco direbbero i miei amici reggiani.
È una banda dai piedi buoni, intellettuali, mistici e sognatori. Qualcuno viene dal sud del mondo dove il sole batte forte, come batte forte il cuore dei tifosi riminesi.
L’Africa vi ha portato una grande perla color ebano, kosovari, svizzeri maltesi, polacchi e poi il sud, è una squadra con gente del sud, sfacciata, cialtrona, viva, bella e forte. Ci sono Amos e altri giovani uomini di Torino e gentiluomini di Rimini, Brescia, Bergamo e della dolce Umbria.
Siete belli, siete cattivi, siete forti, dovete spaccare il mondo. Forza Rimini, ciao Tamara!

Paolo Bravo, Pierre Regonesi e un grande compagno.

Pierre Regonesi, benefattore per i poveri dell'India.

Cico capitano, Pierre, Paolo e Roberto, santi uomini.

12 July 2008

06.07.2008 - Prima messa del sacerdote Klaus Sottsas, Rina di Marebbe

Il primiziante con la coccarda di festa.
La Madonna in processione.


"Kalle" con la sua famiglia.

"Bengnü Primiziant Klaus" davanti alla chiesa.

I chierichetti si riposano sostenendo la croce.

Si torna in paese in processione per i vespri solenni.

I pellegrini arrivano sulla grande spianata.


Siur Klaus Sottsas,
nasciü a Borneck ai 3 de forà 1965. Do avei laurè da tistler, èl stè assistent tl spitol da Borneck y dedo àl tignì scora n valgügn agn tl scora profescionala da Borneck. Spo ti èl jü do ala cherdada de Cheö Bel Die, chera che al a bele sintì da pice Ministrant.
Al à studiè a Üorsenù tl seminar y à ciafè la ordenaziun da diaconn ai 7 de otober dl 2007 y la consacraziun da prou ai 28 de jügn dl 2008 tl Dom da Porsene dal vesco Wilhelm Egger.


Lesung aus dem Buch Jeremìa. (Jer 1, 4-10)
In den Tagen Joschíjas, des Königs von Juda, erging das Wort des Herrn an mich: Noch ehe ich dich im Mutterleib formte, habe ich dich ausersehen, noch ehe du aus dem Mutterschoß hervorkamst, habe ich dich geheiligt, zum Propheten für die Völker habe ich dich bestimmt. Da sagte ich: Ach, mein Gott und Herr, ich kann doch nicht reden, ich bin ja noch so jung. Aber der Herr erwiderte mir: Sag nicht: Ich bin noch so jung. Wohin ich dich auch sende, dahin nicht vor ihnen; denn ich bin mit dir um dich zu retten – Spruch des Herrn. Dann streckte der Herr seine Hand aus, berührte meinen Mund und sagte zu mir: Hiermit lege ich meine Worte in deinen Mund. Sieh her! Am heutigen Tag setze ich dich über Völker und Reiche; du sollst ausreißen und niederreißen, vernichten und einreißen, aufbauen und einpflanzen. Wort des lebendigen Gottes.

I gonfaloni della parrocchia fanno da cornice all'altare.

La prima omelia del nuovo sacerdote.

Una bella veduta dei partecipanti alla "prima messa" di don Klaus Sottsas.

I sacerdoti invitati alla festa.

I chierici del seminario di Bressanone.

La banda musicale di Rina fa gli onori di casa.

Arriva la carrozza con il nuovo sacerdote.

04 July 2008

Ingrid Betancourt - simbolo per la libertà

Ingrid Betancourt, la donna che con il suo volto ha dato un senso alla lotta per la libertà.
Ieri il vostro blogger ha festeggiato la bella notizia giunta dalla Colombia.
Adriano che è stato a Cartagena/Colombia, terra della india Catalina, eroina della libertà del popolo colombiano.
Brava gente, grandi lavoratori con cui ho condiviso la mia esperienza lavorativa di dieci anni come chef di cucina sulle navi che solcavano mezzo mondo.
Questa donna straordinaria merita il premio Nobel per la pace.
Viva Uribe, viva gli Stati Uniti d'America, viva il mossad israeliano che si sono prodigati per liberare Ingrid dopo oltre sei anni di prigionia nella giungla colombiana nelle mani dei guerriglieri.

Sacerdoti sì, ma come? di PAUL RENNER

Altare, Pieve di Marebbe.

Don Merc Craffonara, 60 anni sacerdote con don Matteo, sacerdote del collegio Vinzentinum di Bressanone.

Don Tone Fiung, responsabile famiglie diocesi di Bolzano, don Heinrich Perathoner e don Matteo.

La banda musicale con il suo direttore fanno festa al giubilare.

Il presidente del consiglio parrocchiale con Robert Willeit, una bella festa.


Due preti novelli. Decisamente pochi rispetto alla quindicina che sono morti o hanno lasciato il ministero nel corso dell’ultimo anno.
E poi una canonica rinnovata ad arte (San Pietro di Laion) ma senza parroco. Due cartine al tornasole di come la società tirolese non possa più dirsi cattolica. Uno degli ordinati è infatti badiota, l’altro un germanico in forza all’abbazia di Novacella. Per gli anni venturi non spira un’aria migliore. La facciata della nostra terra, che pure si scandalizza per la rana in croce, copre per lo più il vuoto.
Tappare i buchi nell’organico: è questa la preoccupazione della Curia di Bolzano, che affibbia sempre più parrocchie a un singolo prete. Nel mondo tedesco almeno si parla di una riorganizzazione in “unità pastorali”, dove un paio di preti dovrebbero gestire con l’aiuto di diaconi e laici diverse parrocchie. Nella sezione curiale di lingua italiana si fa addirittura fatica a parlare del tema. I preti ne avvertono l’urgenza, la dirigenza prende tempo, anche se di tempo non ce n’è più.
La motivazione del clero è sottozero. Anche importanti decani si lamentano di un’assenza di visioni e di leadership. Non entro nei dettagli, che sarebbero penosi. Pochi parlano apertamente, non perché manchi il coraggio ma perché non vedono l’utilità. Tutto viene insabbiato e si affossa nel muro di gommapiuma della curia.
La motivazione degli operatori pastorali è al lumicino e anche gli insegnanti di religione sono in subbuglio, non sentendo a sufficienza tutelati i loro status e i loro diritti.
Che fare? Direi che si deve soprattutto invocare san Paolo (ieri si è inaugurato l’anno paolino, a celebrare i duemila anni dalla sua nascita) e la sua parhesia, la virtù della franchezza. E credo si debba meglio considerare l’esempio di quei preti che sono o sono stati spiriti liberi, capaci di profezia e di lettura dei segni dei tempi. Tra i tanti voglio nominare Max Josef Metzger, prete germanico impegnato nell’ecumenismo e nel pacifismo e per questo ghigliottinato da Hitler nel 1944. Cito un lungo ma illuminante brano da una lettera che egli scrisse dal carcere, con le mani legate, nel settembre 1943, un testo che dedico anche ai due neo-ordinati.
“Sono un sacerdote cattolico, e lo sono con anima e corpo. Tuttavia, la mia forma mentis non corrisponde all’idea che uno di solito si crea quando si immagina un prete. L’essere un funzionario di culto, il rivolgere le spalle al mondo, il distanziarsi dalla vita, la ristrettezza dello spirito, il legalismo e il razionalismo, tutto questo mi è completamente estraneo. Sono un uomo di giudizio indipendente, che ha un attivo interesse per ciò che avviene nel mondo. Il mio atteggiamento religioso è denominato del tutto dall’idea del Regno di Dio, dall’ethos del Vangelo, che avevo cercato di mettere in pratica nella mia vita personale e che, per un periodo della vita, avevo difeso di fronte ai singoli individui e alla società. (…)
Proprio e soltanto nella personale indipendenza da tutti i legami e i riguardi mi sembrava di soddisfare alla vocazione sacerdotale. Malgrado mi consideri un sacerdote senz’altro fedele alla Chiesa e come tale venga visto anche dagli altri, avevo assunto anche all’interno della Chiesa un orientamento spirituale indipendente, opponendomi a ogni zelotismo, fariseismo e a ogni tipo di ispirazione di potere politico, sforzandomi di raggiungere un comportamento essenzialmente religioso, corrispondente agli ideali del cristianesimo primitivo. (…) Di fronte a ogni problema avevo cercato di crearmi nella coscienza un mio giudizio personale indipendente. Appena mi era possibile giungere, dopo una seria verifica, a una chiara convinzione, la difendevo, sì, con cautela. Ma anche con audacia e resistenza fino alla caparbietà. Spesso mettevo a rischio la mia propri pelle per poter fare un passo in avanti laddove gli altri pensavano soltanto ai loro personali benefici. Molti mi guardavano come uno stravagante idealista e, come dicevano i miei amici, la mia sfortuna stava nel fatto di essermi battuto sempre per le idee e le verità alcuni anni e decenni prima che esse potessero essere capite.”
Il prete, insomma, come costruttore di futuro, non come custode di un passato che non torna più.

Priska di Pieve di Marebbe all'Alpe di Fanes.

Paul e sua sorella sulla via dei monti.

L'antica dimora a Sac, Pieve di Marebbe.

Un bel cristo davanti alla casa di Priska a Sac, Pieve di Marebbe.

Un'angolo di pace, Alpe di Fanes.

26 June 2008

Stiamo ricostruendo


Don Heinrich Perathoner festeggia i 40 anni di sacerdozio. Tanti auguri!

Don Heinrich, il fratello sacrestano a Santa Cristina, Val Gardena e don Marco di Roma.

Hartmann, Tone e Jaco preparano i rametti di pino mugo.

Tone, Angela, Hartmann, Jaco, Mali, Heinz e Tresele.

Domenica, solenne celebrazione e festeggiamenti per il nostro parroco don Heinrich Perathoner, 40 anni sacerdote. Un arco trionfale fatto con rametti di pino mugo e piccole belle pigne, il giusto riconoscimento dei cristiani di San Vigilio di Marebbe.
Oggi a Pieve di Marebbe, parrocchia condotta da don Perathoner stanno ricostruendo il fienile distrutto dall’incendio doloso. Il proprietario potrà anche contare su un’offerta di oltre 5.000 euro attraverso la sottoscrizione aperta dall’unione degli uomini della Val Badia dove il vostro blogger è il presidente. Bravi noi uomini, bravo presidente!

Il fienile sta riprendendo corpo.

Il capo mastro Erardi dell'omonima ditta di carpenteria con sede a Longega, Bolzano.

Igor, e i suoi colleghi della carpenteria Erardi al lavoro.

Il vostro blogger al lavoro.

25 June 2008

Kosovo, a rischio i luoghi santi serbi

Il nostro giardino fiorito. Finalmente è estate dopo sette mesi di neve e pioggia.

21 giugno, solstizio d'estate. Ore 21.30.

Tinki fa amicizia con le mucche!

Chiese ortodosse - tesoro da salvare

La prematura e dissennata decisione di alcuni Stati che hanno preso atto dell’indipendenza del Kosovo proclamata unilateralmente da Pristina, tra i molti gravi danni che ha già procurato, vede in primo piano l’”annessione” dei “luoghi santi” dell’ortodossia serba. Si tratta di oltre cento chiese e monasteri (tra i quali solo quattro, compreso il Patriarcato di Pec, sotto protezione Unesco) sopravvissuti alla guerra e agli incendi appiccati dagli albanesi che, nell’insieme, ne avrebbero eliminato oltre un centinaio.
Anche le fragili “guarentigie” previste dal “piano” dell’inviato dell’Onu, Ahtisaari, per il patrimonio religioso e culturale – fondate sull’accordo e la collaborazione tra serbi e kosovari – hanno ormai perso la loro già discutibile validità. Esse, comunque, non solo non tenevano cono del carattere multireligioso della zona, ma non prevedevano alcun regime simile a quello, ad esempio, delle Basiliche patriarcali di Roma (immunità diplomatica, esenzione da vincoli, espropriazioni o tributi, ecc.) o a quello, riconosciuto anche dall’Ue, dei monasteri del Monte Athos in Grecia, che assicura il carattere esclusivamente religioso dei medesimi e la loro piena autonomia amministrativa. Sottoporre i luoghi di culto ortodossi alla sovranità del Kosovo, senza garantire loro uno status internazionalmente protetto, significa non garantirne la conservazione, la destinazione, nonché l’accesso per i sebi che resteranno e per i pellegrini. Uno status che dovrebbe, almeno, comprendere un sistema di finanziamento per l’esercizio del culto, il mantenimento e restauro degli edifici e pertinenze, il sostentamento del personale ecclesiastico e laico, il riconoscimento dei beni mobili e immobili di proprietà degli enti serbo-ortodossi, confiscati in gran parte dal regime comunista e restituiti alla Chiesa dal Parlamento serbo nel maggio 2006. Anche la “Costituzione” kosovara, adottata il 9 aprile e di imminente promulgazione, non garantisce in maniera efficace l’”eredità culturale e religiosa” serba (art. 9) e, pur dichiarando di voler tutelare l’autonomia religiosa e i monumenti sacri (art. 39), non contiene alcuna specifica disposizione sulla protezione dei luoghi santi ortodossi e sul finanziamento del relativo culto.
Pretendere, dopo aver loro strappato una parte del territorio per soddisfare il gruppo etnico albanese, che i serbi assicurino il finanziamento del culto ortodosso (compresa la ricostruzione di chiese e monasteri distrutti) nel Kosovo indipendente sarebbe solo un sostanziale riscatto al sentimento religioso e al significato “nazionale” che chiese e monasteri hanno per la Serbia. Grave sarebbe, inoltre, non vincolare le autorità kosovare al rispetto della destinazione al culto cristiano di chiese e monasteri che, nell’assai probabile ipotesi di un’ulteriore diminuzione della presenza di fedeli serbi, finirebbero, con la scusa della scomparsa dei praticanti, per essere adibiti ad usi profani (nel migliore dei casi musicali, nel peggiore per il ballo) o, come ci insegna il passato, trasformati in moschee.
Si aggiunga che l’indipendenza del nuovo Stato potrebbe indurre Pristina a sollecitare anche solo una piccola parte del clero ortodosso rimasto nel Kosovo perché chieda l”autocefalia” di una Chiesa ortodossa nazionale e, in caso di rifiuto da pare della Chiesa serba, ricorra al patriarca di Costantinopoli.
Stanti i pessimi rapporti tra quest’ultimo e quello della Russia, nota sostenitrice dell’integrità territoriale della Serbia, è facilmente ipotizzabile che succeda quanto già avvenuto nel Montenegro, dove una piccola Chiesa ortodossa locale, per rafforzare la distanza da Belgrado, ha già avviato un processo verso l’indipendenza “religiosa”.
Se non vuole accendere un nuovo conflitto religioso, l’Ue – alla quale passerebbe il “protettorato” Onu sul Kosovo – deve imporre a Pristina almeno il riconoscimento formale del legame strutturale organizzativo tra Chiesa serba e ortodossia kosovara e ottenere precauzionalmente dal Patriarcato di Costantinopoli una “presa d’atto” di tale riconoscimento. Una secessione “confessionale” sarebbe altrettanto grave di quella territoriale avallata da Usa e Ue con incomprensibile leggerezza, violando tutte le regole che la comunità internazionale si è da tempo imposta.

Il nostro crocefisso sui prati dei "Tamersc".

L'alba dalla finestra del rifugio Biella alla Croda del becco, m. 2.325.

Oltre 40.000 m3 di roccia dolomitica sono franati sul sentiero che porta al rifugio. Gli artificieri hanno fatto 128 buchi e venerdì faranno brillare i grandi massi che ostruiscono la strada.